giovedì 31 dicembre 2015

Politica e fantapolitica alla gelese

Prima la notizia del defenestramento degli assessori grillini, indicati e votati dal meet up di Gela, sostituiti con i "tecnici" voluti dal sindaco Messinese in combutta con il suo alter-ego. Poi, nella serata di ieri, l'espulsione dello stesso Domenico Messinese dal M5S, con la notizia ripresa da tutti i media nazionali a emblema del fallimento delle amministrazioni pentastellate sul territorio della penisola. Gli elettori gelesi sicuramente si staranno chiedendo cosa sta accadendo, cercando di capire il perché di uno sfaldamento così rapido e irreversibile del gruppo politico che aveva promesso di portare il cambiamento di cui Gela ha disperatamente bisogno. Proverò quindi a dare delle risposte politiche, formulando al contempo anche ipotesi fantapolitiche.
Tutti sanno che la giunta Messinese, a urne chiuse, si è ritrovata senza la maggioranza in consiglio comunale necessaria a governare per tutti i cinque anni del mandato. Ciò ha posto le forze d'opposizione in un assetto di costante attesa per porre la sfiducia e tornare alle urne, non appena la legge lo permetterà (cioè tra circa un anno e mezzo). Gli osservatori più attenti sanno anche che l’assessore Siciliano non è iscritto al M5S, che proviene da altri orientamenti politici (il padre è stato un importante sindacalista della CISL) e che la conduzione delle sue molte deleghe non è mai stata in accordo al programma del M5S.
Partendo da questi assunti, esaminiamo lo scenario: sicuramente il sindaco si è subito posto il problema di prevenire un'eventuale sfiducia per non subire l’onta di essere mandato a casa anzitempo e non poter più esercitare il potere inaspettatamente piovutogli dal cielo, grazie all'utilizzo del simbolo del M5S e conseguentemente ai voti dei cittadini gelesi che avevano riposto nel Movimento concrete speranze di un nuovo corso. Si sarà quindi detto che bisognava porre rimedio in congruo anticipo, assecondando le pressioni che le opposizioni ormai da mesi esercitano in consiglio, sui social network e, naturalmente, a mezzo stampa, mimando il salto della staccionata del famoso spot della olio Cuore dei gloriosi anni '80. Urgente quindi il cambio di casacca, ma non con una scelta chiara e visibile a tutti, bensì cercando di farsi togliere il simbolo dal Movimento 5 Stelle stesso. Avrà quindi pensato: "Bene, defenestro i tre assessori di pura fede grillina e scateno il putiferio!"; naturalmente avendo già da prima preso contatto con gli esponenti di altri partiti (tra i quali si fa il nome di Carmelo Casano che - si vocifera - prima ha rifiutato un assessorato e poi è stato il primo a invocare le dimissioni del sindaco). Questo, in teoria, da un senso ai moltissimi viaggi a Roma degli ultimi mesi del sindaco con il suo stato maggiore, viaggi che plausibilmente lo portano ad incontrare l’on. Faraone, plenipotenziario di Renzi per la Sicilia ed aspirante presidente della regione, che il 9 novembre scorso ricambia la visita venendo a Gela. Nei salotti romani probabilmente vede la luce una strategia che asseconda la volontà del premier Renzi di scongiurare una sconfitta alle imminenti elezioni per il comune di Roma: annoverare la città di Gela, patria dell'inviso presidente Crocetta, tra i maggiori fallimenti dei grillini, per insinuare a titolo definitivo nell'opinine pubblica, la convinzione dell'inadeguatezza dei Cinque Stelle a governare città, regioni e tantomeno la nazione.
A Gela invece è tempo di delicati passaggi amministrativi: scade la convenzione per il teatro comunale Eschilo, scade il commissariamento dell’ATO idrico, scade il mandato dell’amministratore delegato della municipalizzata Ghelas ed è sempre calda la questione dei disservizi idrici della società Caltacqua. In questo frangente, sono in molti a paventare per le nuove nomine, figure di area Cinque Stelle determinando prospettive nefaste per i soloni storicamente a presidio dei sottogoverni. A questo punto, quale migliore soluzione di un sindaco che, abbandonato dai suoi, va a rifugiarsi sotto la grande ala del PD? Naturalmente con il duplice risultato di distogliere dall'attenzione dei gelesi i tanti danni arrecati alla città (gli stessi che avevano portato al voto punitivo del ballottaggio con l'ex sindaco PD Fasulo, perdente a furor di popolo) e probabilmente di nascondere sotto la cortina fumogena i veri fatti scottanti, cioè la mancata presentazione del DDL regionale per la nuova perimetrazione territoriale delle città metropolitane e dei liberi consorzi di comuni (senza la quale Gela non può dire davvero addio a Caltanissetta), nonchè i soldi che l’ENI ancora non ha iniziato a spendere per le bonifiche e la riconversione industriale, con anzi nuove ondate di licenziamenti e trasferimenti del personale, con i nuovi scioperi indetti dalle sigle sindacali, per la prima volta nella storia industriale di Gela davvero in rotta con i vertici della Raffineria.
Questo balletto, è probabilmente stato favorito anche dall'eccesso di "nissenismo" del segretario regionale del M5S, Giancarlo Cancelleri che, mentre all'ARS non è mai stato così spietato e risoluto da cercare un'alleanza con le destre siciliane per mandare a casa il governo Crocetta, in provincia invece ha frettolosamente decretato l'espulsione di Messinese, reo di aver caldeggiato l'adesione al libero consorzio catanese della "mucca da mungere" gelese. Insomma, un leader incurante delle conseguenze per il suo stesso Movimento e per la città di Gela, ormai soltanto da snobbare (qualcuno ha notizie del prode Giancarlo sul suolo gelese per tentare di risolvere i dissidi interni al meet up?) o da punire a seconda dei bisogni del momento.
Solo non capisco ancora chi sia il primo regista delle vicende odierne, e se siano ex tunc o ex nunc, cioè se tutto questo sia stato pensato prima della candidatura e dell'elezione di Messinese a sindaco di Gela o invece si tratta di un fatto contingente dovuto alle circostanze, messo in atto solo per poter mantenere il potere. Chi vivrà vedrà.

sindaco di Gela