Da oramai più di un decennio l'area del Golfo di Gela è interessata da sconvolgimenti che sono una conseguenza diretta dei mutamenti globali e delle scelte di politica industriale del nostro Paese. Da circa lo stesso tempo la politica preconizza fantomatici "HUB" (termine inglese ormai abusato, che semplicemente si può tradurre con "centro", "fulcro") da costituire nel nostro territorio, con lo scopo di rilanciarlo nel settore dell'industria energetica per i decenni a venire. Obiettivo dichiarato: fermare il declino cui stiamo assistendo. Declino che però non si riesce ad arrestare, dato che tutta una serie di progetti, spesso annunciati in pompa magna, poi o non sono mai stati avviati oppure sono andati per le lunghe sino a essere ridimensionati o accantonati, tanto da porre più di un dubbio sull'effettiva volontà di realizzarli e sui reali intenti dietro ogni annuncio.
Proviamo quindi ad orientarci nel "mare magnum" degli annunci roboanti rilasciati negli ultimi anni a favore di stampa (specie durante le campagne elettorali) e capiamo come stiano andando tali progetti.
• GNL: viene firmata una lettera di intenti tra ENI, MISE ed enti locali (2016) ---> Rimane lettera morta perché nel frattempo si è deciso di costruire un gasdotto per collegare Gela a Malta (2020). Sarà quest'ultima e non Gela a diventare la "pompa di benzina" in mezzo al mare per le grandi navi che solcano il Mediterraneo.
[Prima] https://www.qualenergia.it/.../20160915-gela-base.../
[Dopo] https://gds.it/.../passera-da-gela-il-gasdotto-italia.../
• Fonti alternative: nel 2019 venne annunciata la sperimentazione della fusione nucleare all'interno di un centro di ricerca ENI-CNR da localizzare a Gela ---> Nessun follow up. Calato da molto tempo il silenzio (l'Enea nel frattempo ha aperto un reattore sperimentale a Frascati, ENI ha dei protocolli per la ricerca con il MIT di Boston e con Ansaldo Energia. L'Italia è all'avanguardia nelle tecnologie di confinamento magnetico ma i giochi si svolgono in altri territori).
Relativamente al solare, conosciamo tutti il mesto epilogo del progetto "Cilegino", già ai tempi di Rosario Crocetta governatore della Sicilia. Mentre siamo in attesa di capire meglio cosa succederà con il disegno di "Circular Economy" e cioè, a regime, quali saranno gli impianti di trattamento dei rifiuti (oltre a quelli già in funzione nella green refinery) che saranno attivati nel territorio. Usare il futuro è d'obbligo perché, ad oggi, sono tutti progetti sulla carta. Nel frattempo, invece, a Caltanissetta Snam ha realizzato un impianto di trattamento FORSU per la produzione di biometano, entrato in esercizio nel 2022.
• Idrogeno: annunciato l'hub dell'idrogeno verde (2021). Grande e trionfale enfasi è stata data alla notizia da parte dell'attuale amministrazione ---> Non vengono però destinati a Gela i fondi pubblici stanziati dal governo regionale (2023), il sindaco lancia un appello riportato dalla stampa proprio la scorsa settimana. Pressoché in contemporanea, la Tunisia ha annunciato che esporterà verso l'Europa 6 milioni di tonnellate all'anno di idrogeno verde entro il 2050, probabilmente come conseguenza del "Piano Mattei" portato avanti dal governo Meloni.
[Prima] https://hydronews.it/idrogeno-verde-nelle-raffinerie-i.../
[Dopo] https://www.quotidianodigela.it/area-locale-fuori-dal.../
[Piano Mattei] https://www.startmag.it/ene.../piano-mattei-algeria-tunisia/
Se così fosse, l'economia dell'area di Gela (in realtà quella di una vasta area del sud Sicilia) ancora una volta verrebbe sacrificata a fronte di dinamiche internazionali, senza alcuna contropartita per il territorio. In linea con quanto è già avvenuto nel settore energetico con il gasdotto verso Malta, ma anche in agricoltura, con le liberalizzazioni dei prodotti agricoli provenienti dal Nord Africa e commercializzati nell'UE (Nord Africa da dove arrivano molte produzioni in concorrenza con quelle nostrane, come olio d'oliva, meloni e soprattutto pomodoro: ad esempio il Marocco ha impiantato nel Sahara Occidentale, su un perimetro di circa 70 chilometri intorno alla città di Dakhla, una mega-produzione di pomodoro, circa l'80%, e meloni, circa il 20%).
Una politica locale né accorta, né visionaria, né incisiva, rischia di penalizzare ancora di più territori come il nostro, schiacciati da un lato dalla necessità di un'economia nazionale come quella italiana (il cui baricentro - ricordiamocelo - è a Nord) di salvare il salvabile per non arretrare troppo in fretta nello scacchiere mondiale (in questa epoca di grandi sconvolgimenti geopolitici e tecnologici) e, dall'altro lato, dalle nuove economie emergenti, forti di un costo del lavoro bassissimo, di un'elevata natalità (a differenza nostra), di legislazioni meno restrittive (riguardo lo sfruttamento della forza lavoro ed il rispetto dell'ambiente), ma anche del poter contare su territori molto vasti, vergini e ricchi di materie prime.
Ed ecco che, per il momento, abbiamo terminato questa carrellata sui progetti che potrebbero (o avrebbero potuto) qualificare Gela come hub energetico. Allo stato attuale, sarebbe infatti una qualifica decisamente sovradimensionata. La conseguenza più importante per il nostro territorio è purtroppo quella di non aver recuperato un numero di occupati nell'industria energetica paragonabile a quello dei decenni passati, prima dei crolli subiti per effetto della chiusura della vecchia raffineria di petrolio e, ancora prima, della chiusura degli impianti della chimica (malgrado gli indubbi benefici quanto a impatto ambientale).
Perché tanta preoccupazione? Ogni ritardo nella creazione di nuovi posti di lavoro stabili aggrava la crisi socio-economica che ha nello spopolamento della città e nell'emigrazione, non soltanto giovanile ma di interi nuclei famigliari, i suoi effetti più visibili. Effetti che portano con sé molti altre gravi conseguenze, meno visibili ma ugualmente importanti, sul tessuto della nostra fragile comunità.

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