venerdì 25 maggio 2012

Come cambia la Costituzione in Italia



Pensavo che la nostra carta costituzionale fosse rigida e quindi non suscettibile di cambiamenti dettati dalla consuetudine o da altro. Pensavo che per modificarla occorresse seguire la prassi dettata dall'art. 138, invece  mi accorgo che la Costituzione è stata di fatto cambiata, prima da Berlusconi, con la legge elettorale (il cosiddetto porcellum, che di fatto ha introdotto la figura del Premier in sostituzione di quella del Presidente del Consiglio dei ministri), e poi dal Presidente della Repubblica che, giorno dopo giorno, si arroga il diritto, in ogni suo intervento, di far cadere i governi e di incanalare l'azione politica ed economica dei partiti secondo il suo pensiero di comunista di destra. Napolitano di recente é entrato persino nell'agone elettorale, cercando di indirizzare il voti verso i partiti e condannando implicitamente il movimento di Grillo tacciandolo, sempre implicitamente, di antipolitica.
Se ben ricordo, la Costituzione italiana indica il Presidente della Repubblica come Capo dello Stato che rappresenta l'unità nazionale. Può inviare messaggi alle camere ma non ha il potere di indirizzo politico, cosa che, alla luce dei fatti, appare ormai superata dalla modificazione di fatto effettuata dall'on. Napolitano che ogni qual volta intervenga a qualsiasi manifestazione lieta, importante o luttuosa, non manca mai di esternare.
Credo di ricordare che qualcuno voleva mettere sotto processo per attentato alla Costituzione il PICCONATORE, il defunto ex Presidente Cossiga, per le sue esternazioni contro la cosiddetta CASTA. Oggi invece nessuna voce si leva, almeno dai politici, tranne Di Pietro e Grillo, per i comportamenti di indirizzo politico ed elettorale del nostro Presidente.
Pensate, ho sempre visto Berlusconi come fumo negli occhi per la sua politica personalistica improntata alla difesa dei suoi interessi, per i comportamenti morali, per il macchiettismo poco consono ad un Premier però sarebbe dovuto essere un parlamento responsabile a disarcionarlo e farlo dimettere, non certo il pressing del nostro caro... Comunista? Di destra.

giovedì 24 maggio 2012

Giustizieri, commedianti o cavalieri dell'apocalisse?


L'articolo del 26/12/2011 - QdG
Questo post parte da lontano, ovvero da una bozza del dicembre 2011 (rimasta inedita) con cui mi cimentavo nel commentare questo articolo del QdG [per leggere, cliccare su QdG o sulla foto] in cui si faceva un consuntivo del gas che transita dai gasdotti siciliani e del petrolio che raffiniamo in Sicilia.
Quello che salta agli occhi è che la percentuale di gas trasportata dal greenstream, il gasdotto lungo ben 520 km che passa da Gela, sommato al gas che passa da Mazzara del Vallo ma anche ai prodotti lavorati complessivamente sull'isola, è pari a circa metà delle importazioni nazionali. Da qui prendevano le mosse alcune mie considerazioni sulla presenza del Petrolchimico dell'Eni a Gela, sul tema ambientale ma soprattutto su certe manovre della politica locale con il continuo susseguirsi di annunci di crisi, investimenti, sentenze, multe e altri proclami a mezzo stampa che, in larga parte, mi hanno fatto storcere il naso durante tutto quest'anno e forse più... Non per la Raffineria in sé (lascio fuori per un attimo il mio punto di vista su questa ingombrante presenza) o per quello che paga - o dovrebbe pagare - in risarcimenti, royalties e TARSU, quanto per la campagna mediatica... La domanda era ed è: come mai i "giustizieri" hanno cominciato a farsi vivi solo adesso? Dove si vuole andare a parare?

Oggi il prezzo del petrolio è di circa 100$/barile. Se il BRIC si sveglia, come sta succedendo, ci sarà più domanda di olio per autotrazione e petrolchimica ma, a 100 dollari, l'80% delle raffinerie di tutto il mondo sono già in perdita ed attualmente sono al 60% della capacità produttiva. Vengono tenute in vita, dicono, per ragioni politiche perche ci sarebbero tanti licenziamenti.
La mia interpretazione è che la politica di per sè c'entra ben poco, essendo sempre espressione dei poteri forti, ovvero delle elites economiche. Infatti, se le raffinerie sono in perdita, l'estrazione è in super-utile, essendoci una specie di monopolio dei paesi OPEC (con un bel cartello dei prezzi e tanta speculazione). Quindi quello che si guadagna nell'upstream si perde nel downstream e anche la politica è contenta... Se però la domanda sale, il prezzo sale e le raffinerie chiudono in quanto si produce di più in impianti inefficienti, aumentando le perdite. Per ogni raffineria chiusa in USA o in EU se ne deve aprire una (piu efficiente) in Cina, India, ecc., perchè altrimenti chi soddisfa la domanda?
La conclusione è: solo le raffinerie più grosse ed efficienti sopravviveranno in Occidente, non per volontà politica ma per le leggi di mercato. E infatti, a differenza di Gela, negli anni passati a Sannazzaro de Burgondi (PV), l'Eni nell'upgrade degli impianti ha investito eccome. Quindi noi gelesi, prima di tirare (o farci illudere di star tirando) la corda, domandiamoci esattamente cosa vogliamo per gli anni a venire, come tra l'altro auspicato in questi giorni dall'on. Speziale, seppur con colpevole ritardo. Non fosse altro che per non farci prendere in giro per l'ennesima volta.

A corollario di quanto scritto e per un lieve senso di colpa, visto che in massima parte le mie sono considerazioni piuttosto datate, consiglio la lettura di questo articolo pubblicato ieri da AGI.it, riguardante i movimenti in atto in Europa nel mercato del refining. 
A chi si intrattenesse a leggerlo, vorrei segnalare che due compagnie petrolifere russe avevano già espresso interesse per il polo industriale nostrano, che tra queste vi è la LUKOIL che già controlla saldamente le raffinerie di Priolo e Melilli (l'Erg dei Garrone ha appena ceduto un ulteriore 20% del proprio capitale a LUKOIL, dopo il 49% ceduto nel 2008), che la stessa azienda è presente in città da circa un anno con una propria stazione di servizio sita in via Generale Cascino e che, sempre nel corso dell'anno passato, è stato chiamato a far parte del suo CdA il gelese Guglielmo Moscato, classe 1936, ex presidente dell'Eni. Non sarebbe quindi una sorpresa che, dopo le solite danze della politica (probabilmente in concomitanza con le elezioni regionali), arrivassero i russi a salvare la situazione entrando nel capitale di Raffineria di Gela SpA, anche se ciò non spiegherebbe in toto la strategia dell'Eni che ha da poco firmato un accordo con il governatore Lombardo per un piano di investimenti di 800 milioni nel prossimo quadriennio, previo rinnovo della concessione estrattiva per altri 20 anni.
Probabilmente l'organico del diretto Eni, già ridotto di circa un terzo a seguito dei recenti accordi sindacali, dovrà solamente attendere il completamento dei lavori di manutenzione e ammodernamento degli impianti che ne accresceranno l'efficienza (diminuendo quindi la necessità di forza lavoro). Mentre invece l'indotto sarà inevitabilmente ridimensionato, con forse l'annuncio della CIG, erogata anche per questi ultimi, dato soltanto al momento opportuno.
In definitiva il fatto è questo: chi politicamente riuscisse a prendersi il merito di questa come di altre strategie di "salvataggio" dei posti di lavoro all'Eni, sarebbe il prossimo a fare incetta di voti. Tutto ciò gli esponenti locali di ogni colore politico lo sanno bene.

mercoledì 23 maggio 2012

All'on. Crocetta serve una nuova strategia


L'elezione di Leoluca Orlando a sindaco di Palermo ridimensiona in maniera quasi definitiva il disegno della cordata Crocetta-Lumia-Grasso fortemente proiettata alla candidatura dell'on. Crocetta alle future elezioni per il Presidente della Regione Sicilia.
Come avevo già scritto in un commento sulla bacheca Facebook dello stesso Crocetta, l'operazione Ferrandelli doveva portare quella cordata a spodestare l'on. Lupo da segretario regionale PD, mettere le mani sulla Segreteria regionale e quindi proporre, come unico candidato del centro-sinistra alle presidenziali, l'ex del PDCI Rosario Crocetta. E' noto ai più come lo stesso abbia fatto della lotta per la legalità e dell'antimafia il proprio manifesto poltico sin dai tempi della sua prima sindacatura. Quella legalità che da visibilità e grande risonanza attraverso i MASS-MEDIA ma che, in effetti, a Gela, dove è stato sindaco per ben 9 anni (e per altrettanti assessore alla cultura e agli SPETTACOLI, durante la sindacatura dell'avv. Gallo),  non ha prodotto quella svolta di legalità nella quale tutti speravano, anzi ha lasciato una città allo sfascio, assediata e controllata in ogni dove dai venditori abusivi che hanno eretto capannoni persino in muratura (mattoni forati, per la precisione) sulla pubblica via e nelle aree di parcheggio. Lo sviluppo di Gela durante la gestione Crocetta si è arrestato in termini economici e sociali, non essendo stato avviato alcun progetto degno di nota, nè completata la dotazione infrastrutturale:
- Si pensi alla Siracusa-Gela, autostrada che parte da Siracusa e finisce a Modica, mentre da Gela verso Siracusa non esiste nemmeno un progetto cantierabile (e quindi finanziabile);
- Si pensi alla Nord -Sud; si pensi al porto rifugio, per il quale sono stati rifiutati i 50 milioni per il braccio ovest, oggi andati perduti;
- Si pensi allo sviluppo turistico in una città con le strade dissestate, una circolazione che definire caotica è un eufemismo e una popolazione litigiosa (per fortuna non tutta) e non educata al rispetto degli altri e alla civile convivenza;
- Si pensi all'alto tasso di criminalità;
- Si pensi all'inquinamento prodotto dallo stabilimento, al PET COKE (dichiarato combustibile solo per lo stabilimento ENI di Gela e che sarebbe dovuto essere usato solo per i bisogni dello stabilimento, non  certo per produrre energia elettrica da vendere all'ENEL).
Non resta che sperare che per il nostro ex primo cittadino l'esperienza sia foriera di un modo diverso di fare politica, oppure che il centro-sinistra candidi alla Presidenza della Regione una figura che abbia le idee chiare sul come perseguire lo sviluppo dell'isola e su un modo di lottare contro mafia e criminalità forse meno risonante ma più incisivo.