PREMESSA
Il 13 dicembre scorso l’ARS, come prevedibile, ha bocciato il disegno di legge di iniziativa popolare per l’istituzione della PROVINCIA DI GELA presentato dal Comitato “Progetto Provincia” insieme a ben 41 associazioni cittadine. Una provincia che nessuno dei nostri politici ha mai voluto, a cominciare dal tanto rimpianto On. Salvatore Aldisio che nel Dopoguerra gestiva tanto potere che, se solo avesse voluto, avrebbe potuto ridisegnare l'intera geografia delle province in Sicilia. Ricordiamo che fu Ministro dell'Interno, Ministro della Marina Mercantile, Ministro dei lavori pubblici e…… udite, udite, Alto Commissario per la Sicilia!
GLI INIZI
L’aspirazione di Gela a divenire capoluogo risale già al tempo del regime fascista, infatti è a tutti noto il ritornello: “Duce, Duce niente vogliamo, Gela provincia e bacino montano!” (cioè quella che è oggi la diga Disueri). Gela non fu fatta provincia proprio per l’opposizione al regime dell’On. Aldisio, al suo posto fu elevata a provincia Castrogiovanni, l’attuale Enna.
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| L'On. Salvatore Aldisio |
Dopo Aldisio, durante il governo regionale dell’On. Milazzo, nella cui Giunta era Assessore all’Agricoltura e Foreste l’On. Nino Occhipinti (uomo di grandi capacità politiche ma di scarso rigore morale), per la prima volta si parlò della provincia di CALTAGIRONE-GELA. L'orgoglio campanilistico dei gelesi e dei calatini però mandò in fumo il progetto.
In seguito, l’unico politico gelese di rilevanza regionale fu il socialista On. S. Placenti, Assessore regionale alla Sanità, quindi Assessore al Territorio e Vicepresidente della Regione; anche lui si curò il suo orticello non dotando Gela di un polo ospedaliero all'altezza del 6° comune dell'Isola, né promuovendo l’istituzione della Provincia.
Con la legge regionale 9/1986 finalmente potevano sorgere altre province denominate “Province Regionali”.
...Ebbene dove stava il trucco? L’art. 5 di detta legge statuiva che non si potesse istituire una nuova provincia se la provincia di provenienza fosse rimasta con meno di 180.000 abitanti. Quindi Gela non poteva diventare provincia perché Caltanissetta, senza Gela, Butera, Mazzarino e Niscemi, sarebbe scesa sotto quel limite. In quella fase, si formò su iniziativa del sottoscritto il primo "Comitato Provincia di Gela" di cui facevano parte, tra gli altri, l'avv. Piazza, segretario del PSDI e l'ex sindaco Aldo Clementino. Abbandonai presto il Comitato perché, istituzionalizzato da tutte le forze politiche e rinominato "Comitato per la provincia del Golfo", divenne una colossale arma elettorale con ingenti mezzi finanziari a disposizione per la promozione a mezzo stampa e per l'organizzazione di conferenze e viaggi. Nel 1996 l’ing. Renato Mauro, riprese le attività dello stesso Comitato, divenendone il presidente ma giungendo allo stesso epilogo. In un decennio circa, il bilancio di quel celebre Comitato purtroppo fu soltanto di aver illuso molta gente, specialmente gelesi che, ignari di quanto disponeva il famigerato art. 5 della 9/86, avevano auspicato anche con il loro impegno personale la fondazione della provincia di Gela.
...Ebbene dove stava il trucco? L’art. 5 di detta legge statuiva che non si potesse istituire una nuova provincia se la provincia di provenienza fosse rimasta con meno di 180.000 abitanti. Quindi Gela non poteva diventare provincia perché Caltanissetta, senza Gela, Butera, Mazzarino e Niscemi, sarebbe scesa sotto quel limite. In quella fase, si formò su iniziativa del sottoscritto il primo "Comitato Provincia di Gela" di cui facevano parte, tra gli altri, l'avv. Piazza, segretario del PSDI e l'ex sindaco Aldo Clementino. Abbandonai presto il Comitato perché, istituzionalizzato da tutte le forze politiche e rinominato "Comitato per la provincia del Golfo", divenne una colossale arma elettorale con ingenti mezzi finanziari a disposizione per la promozione a mezzo stampa e per l'organizzazione di conferenze e viaggi. Nel 1996 l’ing. Renato Mauro, riprese le attività dello stesso Comitato, divenendone il presidente ma giungendo allo stesso epilogo. In un decennio circa, il bilancio di quel celebre Comitato purtroppo fu soltanto di aver illuso molta gente, specialmente gelesi che, ignari di quanto disponeva il famigerato art. 5 della 9/86, avevano auspicato anche con il loro impegno personale la fondazione della provincia di Gela.
Negli stessi anni, osservando con alcuni amici l'impossibilità di quella proposta, concepii il Comitato che promuoveva l’istituzione della Provincia Gela-Catagirone: famosi sono stati i dibattiti organizzati da TeleGela e VideoGolfo e fu in quell'occasione che effettivamente si capì come nessuno, proprio nessuno, voleva che si creasse la provincia di Gela, né tanto meno quella di Gela-Caltagirone.
L'argomento fu nuovamente seppellito sotto un cumulo di polvere per essere poi puntualmente rispolverato a scopo utilitaristico durante le successive campagne elettorali.
IL NUOVO MILLENNIO: TANTA POTENZA POLITICA MA UN DISINTERESSE SENZA PARI
Nell’autunno del 2005 si riprende a parlare di provincia di Gela ed anche il Comitato per l’istituzione della provincia di Gela-Caltagirone riprende la sua opera di promozione. In un articolo, pubblicato dal Corriere di Gela si affermava: “L’UNICA PROVINCIA POSSIBILE E' QUELLA DI GELA-CALTAGIRONE”, anche perché era naufragata l’istituzione della provincia di Caltagirone con una popolazione di 120.000 abitanti (legge ad hoc supportata dall’On. Raffaele Lombardo di Grammichele). Il naufragio del progetto fu determinato dal fatto che, con la legge regionale che istituiva le provincia di Caltagirone, sarebbero sorte ben altre 9 nuove province con costi insopportabili per il bilancio regionale.
A quell’articolo rispose sullo stesso giornale il sig. Franzone che affermava che il MATRIMONIO TRA GELA E CALTAGIRONE era svantaggioso per i gelesi, in quanto (cito testualmente): “(...) Visto che a Caltagirone mancano gli abitanti e a Gela i Politici, verrebbe ovvio pensare che unendo le energie si possa arrivare con facilità a creare una nuova provincia Calta-Gela, veramente possiamo credere che questo sia possibile?”, cose mai asserite da alcuno perché ben altre erano le motivazioni (basta leggere i miei vecchi articoli o le interviste sul Corriere di Gela, La Sicilia, il Giornale Di Sicilia o qui sul blog). Inoltre, non si è mai pensato di far aderire Vittoria o Comiso alla Provincia di Gela-Caltagirone, semmai sono state le paure del sig. Franzone e del defunto Peppe Italia, vera anima e deus ex machina del Comitato “Progetto Provincia”, che hanno indirizzato gli sforzi verso un piano di istituzione della Provincia di Gela ALTAMENTE IRREALIZZABILE, sottraendo quindi a Gela la possibilità di avere nel territorio gran parte degli uffici istituzionali che una provincia comporta, il tutto beneficio di Caltanissetta della quale, a conti fatti, questi signori hanno finito con l’essere i migliori alleati.
Da più parti ci si è (giustamente) lamentati che i nostri parlamentari regionali non abbiano saputo imporsi sui loro colleghi ma verso chi dovevano imporsi o, quanto meno, chi dovevano pregare se essi stessi, per paura della concorrenza di altre personalità, hanno per primi osteggiato l’istituzione della provincia di Gela o quella di Calta-Gela? Le pseudo-adesione al progetto di Gela provincia è stata fatta da questi SIGNORI solo per fini elettorali e, finite le elezioni, hanno sempre remato contro.
All'uopo, mi permetto di citare degli esempi quanto mai illuminanti: si era rimasti d’accordo con l’On. Speziale di presentare un disegno di legge di 5 articoli con il titolo: “Modifiche alla L.R. 9/86” e lo stesso aveva assicurato la presentazione del ddl entro 15-30 giorni. Bene, dopo 2 mesi, interpellato, candidamente rispose che aveva presentato un disegno di legge per l’abolizione delle province. E che dire dell’On. Federico, allora Presidente del consiglio comunale? Per concedere l’aula consiliare per un incontro tra i politici locali e il comitato per la Provincia Gela-Caltagirone con i sindaci delle città interessate al progetto ed un comitato di Caltagirone, fece trascorrere ben 2 anni e mezzo , rimandando di settimana in settimana... Tanto era il suo impegno per il bene di Gela! Per passare poi all’On. Donegani il quale, dopo tanta insistenza da parte del sottoscritto per discutere il progetto della Gela-Caltagirone, fissò un appuntamento nientemeno che al bar Piccadilly perché aveva fretta e doveva partire, di lunedì, per Palermo.
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| L'europarlamentrare Crocetta e l'On. Speziale |
L’ULTIMO VANO TENTATIVO ED IL PROBABILE AVVENTO DEI CONSORZI
Il 2012 comincia con un paradosso: proprio in tempi in cui si auspica la soppressione delle province a livello nazionale, per conformarsi a quelle strategie di risparmio e riduzione dei costi che l’Europa e l’aggressività dei mercati finanziari ci impongono, per l’area gelese è invece quanto mai in auge l’affaire provincia. I tentativi fatti sin qui hanno solo evidenziato la scarsa coesione delle figure politiche locali e l’ingenuità dei cittadini che, malgrado tutti i grandi annunci puntualmente seguiti da ancor più colossali (quanto prevedibili) fallimenti, hanno continuato a sperare ed a fidarsi dei medesimi imbonitori politici.
L'ennesima avventura per regalare ai gelesi la decima provincia siciliana era partita all'inizio del 2010, curiosamente anno di elezioni amministrative comunali, dove si doveva eleggere il successore dell'ingombrante sindaco Crocetta. Il comitato "Progetto Provincia" serrava i ranghi coinvolgendo un gran numero di associazioni cittadine (addirittura 41), raccolte nella sigla "COMITATO PER LO SVILUPPO DELL'AREA GELESE", sotto la guida unica del sig. Franzone. Si fece (e si fa tutt'ora) un gran parlare della nuova inziativa sulla stampa locale e non solo ed il 16 gennaio partì la raccolta firme. Nella primavera dello stesso anno il Comitato sponsorizzò la lista civica del dott. Rinciani, candidato sindaco che però non ce la fece (ancora la politica, ancora la provincia tra gli spot elettorali!). Al ballottaggio andarono l'avv. Fasulo e l'On. Speziale, con cui Rinciani si alleò contro la volontà del Comitato che ritirò il proprio appoggio.
Finite le elezioni e gli apparentamenti politici (anzi, da quel momento nessuno dei massimi rappresentanti locali spenderà più una sola parola in favore della provincia), si continua l'iter sino ad arrivare agli ultimi mesi in cui la trama viene arricchita da un finale “thrilling” e dai toni dell’antipolitica, di questi tempi tanto in voga: viene presentato il ddl di iniziativa popolare con ben 18.000 firme che, dopo 10 mesi di stasi in Commissione Affari Istituzionali (in cui l'On. Speziale si pronuncia contro tutte le province, auspicandone l'abolizione), approda al parlamento regionale dove i cattivoni di turno dell’ARS respingono senza tanti complimenti il ddl. Il presidente della Regione on. Lombardo in quel frangente dichiara di puntare sui Liberi Consorzi dei Comuni e di guardare con favore all’ipotesi di un corsorzio Gela-Caltagirone. L'ennesimo flop di un progetto, si badi, non irrealizzabile ma irrealizzabile per come concepito.
L'ennesima avventura per regalare ai gelesi la decima provincia siciliana era partita all'inizio del 2010, curiosamente anno di elezioni amministrative comunali, dove si doveva eleggere il successore dell'ingombrante sindaco Crocetta. Il comitato "Progetto Provincia" serrava i ranghi coinvolgendo un gran numero di associazioni cittadine (addirittura 41), raccolte nella sigla "COMITATO PER LO SVILUPPO DELL'AREA GELESE", sotto la guida unica del sig. Franzone. Si fece (e si fa tutt'ora) un gran parlare della nuova inziativa sulla stampa locale e non solo ed il 16 gennaio partì la raccolta firme. Nella primavera dello stesso anno il Comitato sponsorizzò la lista civica del dott. Rinciani, candidato sindaco che però non ce la fece (ancora la politica, ancora la provincia tra gli spot elettorali!). Al ballottaggio andarono l'avv. Fasulo e l'On. Speziale, con cui Rinciani si alleò contro la volontà del Comitato che ritirò il proprio appoggio.
Finite le elezioni e gli apparentamenti politici (anzi, da quel momento nessuno dei massimi rappresentanti locali spenderà più una sola parola in favore della provincia), si continua l'iter sino ad arrivare agli ultimi mesi in cui la trama viene arricchita da un finale “thrilling” e dai toni dell’antipolitica, di questi tempi tanto in voga: viene presentato il ddl di iniziativa popolare con ben 18.000 firme che, dopo 10 mesi di stasi in Commissione Affari Istituzionali (in cui l'On. Speziale si pronuncia contro tutte le province, auspicandone l'abolizione), approda al parlamento regionale dove i cattivoni di turno dell’ARS respingono senza tanti complimenti il ddl. Il presidente della Regione on. Lombardo in quel frangente dichiara di puntare sui Liberi Consorzi dei Comuni e di guardare con favore all’ipotesi di un corsorzio Gela-Caltagirone. L'ennesimo flop di un progetto, si badi, non irrealizzabile ma irrealizzabile per come concepito.
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| L'On. Federico ed il pres. Lombardo |
Oggi però, malgrado tutto, ci si offre una nuova occasione: quella di consorziarci con il centro Calatino, ricco di storia e d’arte, in fase di rilancio turistico e con buona imprenditorialità ma già qualcuno rema contro questo sodalizio... Perché? Di che cosa si ha paura? Che il matrimonio sia ancora una volta svantaggioso per Gela perché noi abbiamo i numeri e loro l’intelligenza e l’autorevolezza politica? E' questo il grado della nostra autostima?
Bisogna avere coraggio e sapersi confrontare con le intelligenze e le opinioni degli altri, non trincerandosi dietro le proprie paure.
Pur di permanere su certe posizioni, si adduce la scusa che il parlamento regionale abbia tradito la richiesta fatta dalle popolazioni del comprensorio, suggellata da 18.000 firme. Ma la richiesta reale delle popolazioni di Gela e del comprensorio risiede forse nel formato “provincia di Gela” o nella sostanza? La pretesa di noi tutti è quella di un risultato concreto che non deve più essere irraggiungibile e quindi vanno cambiate le premesse, per superare gli ostacoli di legge.
Chiediamoci invece se tutto quanto fatto sino a oggi non sia stato una farsa.
A titolo di esempio: il partito dell’IDV con un manipolo di persone, all'inizio non più di 10, ha raccolto 9.000 firme per l’acqua.
Bisogna avere coraggio e sapersi confrontare con le intelligenze e le opinioni degli altri, non trincerandosi dietro le proprie paure.
Pur di permanere su certe posizioni, si adduce la scusa che il parlamento regionale abbia tradito la richiesta fatta dalle popolazioni del comprensorio, suggellata da 18.000 firme. Ma la richiesta reale delle popolazioni di Gela e del comprensorio risiede forse nel formato “provincia di Gela” o nella sostanza? La pretesa di noi tutti è quella di un risultato concreto che non deve più essere irraggiungibile e quindi vanno cambiate le premesse, per superare gli ostacoli di legge.
Chiediamoci invece se tutto quanto fatto sino a oggi non sia stato una farsa.
A titolo di esempio: il partito dell’IDV con un manipolo di persone, all'inizio non più di 10, ha raccolto 9.000 firme per l’acqua.
E’ quindi lecito domandare: come mai i componenti delle associazioni che fanno parte al Comitato per lo Sviluppo dell’area gelese, circa 660 persone, hanno raccolto solo 18.000 firme? Va bene che per legge ne bastavano solo 10.000 ma avrebbero potuto e dovuto raccoglierne almeno 40.000 di firme (che sono anche potenziali voti e avrebbero indotto a una maggiore ragionevolezza anche il più reticente dei deputati anti-gelesi dell’ARS). Per cui è bene che certi paladini ritrovino l’umiltà e la smettano di stare arroccati sulle loro posizioni, declamando: “E’ la volontà polare, hanno firmato in 18000!”, nascondendo così la ferrea volontà di bocciare qualunque altra via d'azione.
DIAMOCI DA FARE
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| il Sindaco avv. Fasulo |
Preoccupa non poco il fatto che non ci si renda conto di quale sia la realtà e l’importanza delle azioni da compiere oggi per il futuro nostro e dei nostri figli! Un’eventuale regressione politica di questo territorio se ne porterebbe appresso anche una economica, il che vuol dire DISOCCUPAZIONE ed aumento dell’EMIGRAZIONE, soprattutto giovanile!
Per queste ragioni e in conclusione, voglio citare don Luigi Sturzo (peraltro calatino di nascita) lanciando un “appello ai liberi e forti”:
Chi, ancora una volta, non sarà in grado di essere lungimirante e di spogliarsi dell’orgoglio di campanile, allora che si metta da parte alla svelta, lasciando ad altri più illuminati e più realisti il compito di cercare di creare un libero consorzio con Caltagirone ed i comuni del comprensorio.
Chi, ancora una volta, non sarà in grado di essere lungimirante e di spogliarsi dell’orgoglio di campanile, allora che si metta da parte alla svelta, lasciando ad altri più illuminati e più realisti il compito di cercare di creare un libero consorzio con Caltagirone ed i comuni del comprensorio.
Ai cittadini chiediamo di reclamare a gran voce quelle iniziative che siano realizzabili ed in grado di portare sviluppo e, proprio per questo, di smetterla di sostenere l'amico o chi li illude con qualche promessa ma chi ha dalla sua la forza delle idee, a beneficio di tutti.
Alla classe imprenditoriale e ai liberi professionisti si chiede quello spirito collaborativo ed il pragmatismo, così importanti nei loro complessi mestieri, al fine di aumentare la competitività dell'area gelese, anche annullando le tempistiche ed i lacciuoli dell'attuale burocrazia facente capo a Caltanissetta.
Ai nostri Deputati e al nostro Sindaco, avv. Fasulo, come Comitato e come cittadini diciamo che non è più il tempo dell’inerzia o delle belle parole fine a se stesse: se volete recuperare credibilità, datevi da fare e non soltanto pro domo vostra ma, per una volta, per il primario interesse dei tanti cittadini che hanno creduto in voi con i loro voti.
Alla classe imprenditoriale e ai liberi professionisti si chiede quello spirito collaborativo ed il pragmatismo, così importanti nei loro complessi mestieri, al fine di aumentare la competitività dell'area gelese, anche annullando le tempistiche ed i lacciuoli dell'attuale burocrazia facente capo a Caltanissetta.
Ai nostri Deputati e al nostro Sindaco, avv. Fasulo, come Comitato e come cittadini diciamo che non è più il tempo dell’inerzia o delle belle parole fine a se stesse: se volete recuperare credibilità, datevi da fare e non soltanto pro domo vostra ma, per una volta, per il primario interesse dei tanti cittadini che hanno creduto in voi con i loro voti.





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