Tutto chiaro: dovremmo puntare sull'agroalimentare, sul turismo, sui settori "nostri"... E però le regole che abbiamo sottoscritto in sede europea lo rendono impossibile: 8,50€ per 1Lt di olio d'oliva non li vuole pagare nessuno. Tantomeno io che a fine mese devo fare quadrare il bilancio famigliare.
Quest'anno, infatti, anche da noi che di oliveti siamo circondati, l'olio che definiamo "di casa", quello che andiamo ad acquistare direttamente al frantoio o dall'amico che "ha il terreno", difficilmente si trova al di sotto degli 8-10€.
Stiamo in pratica perdendo anche quei pochi vantaggi di vivere nel profondo sud, quelli che ci hanno aiutato a sopportare i tanti minus, come le inesistenti infrastrutture, i servizi pessimi, lo sviluppo urbano incontrollato e disordinato, l'emigrazione inarrestabile, soprattutto giovanile.
Ora io osservo: l'industria pesante no. La manifattura no. I "campioni nazionali" (le ex grandi industrie di stato) no. Regalati ai fondi esteri, a fronte di laute paghette all'establishment nostrano. Dove c'è l'agroalimentare e il turismo, mettiamo industrie che inquinano senza freni, dove c'è l'industria smantelliamo. Ci perdiamo in giganteschi luoghi comuni, dimenticando che abbiamo territori con tante vocazioni e che le dovremmo difendere e rilanciare. E anche sforzarci di farle coesistere, quando possibile.
Praticamente ci diciamo da soli: pizza, spaghetti e mandolino. Un'etichetta spregiativa da cui ci siamo difesi per decenni, con orgoglio. Oggi non importa più a nessuno. Come se Galilei, Fermi, Mattei, Marconi, Majorana, Olivetti, Meucci, Volta, Da Vinci, Forlanini, Natta (l'elenco è lunghissimo) fossero stati sconosciuti agricoltori del Sud (altro luogo comune, sic!) e non avessero contribuito con le loro capacità a creare un tessuto industriale ed un patrimonio scientifico che ha pochi eguali nel mondo. Aveva, anzi. Perchè la Storia corre veloce e puoi fermarti a riflettere su chi sei e cosa vuoi fare ma non per molto.
Come nazione abbiamo rinunziato a competere. E' lampante.
E come territorio gelese? Dovremmo almeno chiederci se vogliamo seguire questa linea - posto che siamo messi già peggio della media nazionale - oppure smetterla di sentirci "protetti" e guidati dall'alto, capire che non è più così (forse non lo è mai stato), e semplicemente prendere in mano il nostro destino.
La storia odierna insegna che nessuna regola rimane tale al cospetto del tempo e dei cambiamenti globali, e che ciò che di più forte ha un popolo è la sua coesione, i suoi valori, i suoi obiettivi, la sua determinazione. Parliamo di questo e puntiamo in alto come comunità. Forza!
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