| L'articolo del 26/12/2011 - QdG |
Questo post parte da lontano, ovvero da una bozza del dicembre 2011 (rimasta inedita) con cui mi cimentavo nel commentare questo articolo del QdG [per leggere, cliccare su QdG o sulla foto] in cui si faceva un consuntivo del gas che transita dai gasdotti siciliani e del petrolio che raffiniamo in Sicilia.
Quello che salta agli occhi è che la percentuale di gas trasportata dal greenstream, il gasdotto lungo ben 520 km che passa da Gela, sommato al gas che passa da Mazzara del Vallo ma anche ai prodotti lavorati complessivamente sull'isola, è pari a circa metà delle importazioni nazionali. Da qui prendevano le mosse alcune mie considerazioni sulla presenza del Petrolchimico dell'Eni a Gela, sul tema ambientale ma soprattutto su certe manovre della politica locale con il continuo susseguirsi di annunci di crisi, investimenti, sentenze, multe e altri proclami a mezzo stampa che, in larga parte, mi hanno fatto storcere il naso durante tutto quest'anno e forse più... Non per la Raffineria in sé (lascio fuori per un attimo il mio punto di vista su questa ingombrante presenza) o per quello che paga - o dovrebbe pagare - in risarcimenti, royalties e TARSU, quanto per la campagna mediatica... La domanda era ed è: come mai i "giustizieri" hanno cominciato a farsi vivi solo adesso? Dove si vuole andare a parare?
Oggi il prezzo del petrolio è di circa 100$/barile. Se il BRIC si sveglia, come sta succedendo, ci sarà più domanda di olio per autotrazione e petrolchimica ma, a 100 dollari, l'80% delle raffinerie di tutto il mondo sono già in perdita ed attualmente sono al 60% della capacità produttiva. Vengono tenute in vita, dicono, per ragioni politiche perche ci sarebbero tanti licenziamenti.
La mia interpretazione è che la politica di per sè c'entra ben poco, essendo sempre espressione dei poteri forti, ovvero delle elites economiche. Infatti, se le raffinerie sono in perdita, l'estrazione è in super-utile, essendoci una specie di monopolio dei paesi OPEC (con un bel cartello dei prezzi e tanta speculazione). Quindi quello che si guadagna nell'upstream si perde nel downstream e anche la politica è contenta... Se però la domanda sale, il prezzo sale e le raffinerie chiudono in quanto si produce di più in impianti inefficienti, aumentando le perdite. Per ogni raffineria chiusa in USA o in EU se ne deve aprire una (piu efficiente) in Cina, India, ecc., perchè altrimenti chi soddisfa la domanda?
La conclusione è: solo le raffinerie più grosse ed efficienti sopravviveranno in Occidente, non per volontà politica ma per le leggi di mercato. E infatti, a differenza di Gela, negli anni passati a Sannazzaro de Burgondi (PV), l'Eni nell'upgrade degli impianti ha investito eccome. Quindi noi gelesi, prima di tirare (o farci illudere di star tirando) la corda, domandiamoci esattamente cosa vogliamo per gli anni a venire, come tra l'altro auspicato in questi giorni dall'on. Speziale, seppur con colpevole ritardo. Non fosse altro che per non farci prendere in giro per l'ennesima volta.
A corollario di quanto scritto e per un lieve senso di colpa, visto che in massima parte le mie sono considerazioni piuttosto datate, consiglio la lettura di questo articolo pubblicato ieri da AGI.it, riguardante i movimenti in atto in Europa nel mercato del refining.
A chi si intrattenesse a leggerlo, vorrei segnalare che due compagnie petrolifere russe avevano già espresso interesse per il polo industriale nostrano, che tra queste vi è la LUKOIL che già controlla saldamente le raffinerie di Priolo e Melilli (l'Erg dei Garrone ha appena ceduto un ulteriore 20% del proprio capitale a LUKOIL, dopo il 49% ceduto nel 2008), che la stessa azienda è presente in città da circa un anno con una propria stazione di servizio sita in via Generale Cascino e che, sempre nel corso dell'anno passato, è stato chiamato a far parte del suo CdA il gelese Guglielmo Moscato, classe 1936, ex presidente dell'Eni. Non sarebbe quindi una sorpresa che, dopo le solite danze della politica (probabilmente in concomitanza con le elezioni regionali), arrivassero i russi a salvare la situazione entrando nel capitale di Raffineria di Gela SpA, anche se ciò non spiegherebbe in toto la strategia dell'Eni che ha da poco firmato un accordo con il governatore Lombardo per un piano di investimenti di 800 milioni nel prossimo quadriennio, previo rinnovo della concessione estrattiva per altri 20 anni.
Probabilmente l'organico del diretto Eni, già ridotto di circa un terzo a seguito dei recenti accordi sindacali, dovrà solamente attendere il completamento dei lavori di manutenzione e ammodernamento degli impianti che ne accresceranno l'efficienza (diminuendo quindi la necessità di forza lavoro). Mentre invece l'indotto sarà inevitabilmente ridimensionato, con forse l'annuncio della CIG, erogata anche per questi ultimi, dato soltanto al momento opportuno.

Consiglio la lettura di questo articolo: www.corrieredigela.it/leggi.asp?idn=CDG195056&idc=1
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