
Torno a scrivere sul blog non per trattare della tematica cui è ispirato, in senso stretto, ma di argomenti comunque cruciali per la cittadinanza gelese e i paesi limitrofi.
Come ben noto, Gela ospita dagli anni '50 uno dei maggiori complessi industriali petrolchimici dell'Eni, il che, oltre ad aver portato occupazione, ha anche dato luogo a piaghe gravissime quali il dominio mafioso e l'inquinamento ambientale.
Oggi voglio porre l'accento sulla seconda questione, per saperne di più al riguardo è sufficiente cliccare sulla scritta in grassetto. Io non mi addentrerò nell'argomento perché la finalità è invece quella di indurre il lettore alla riflessione, per cui lo invito a documentarsi autonomamente (vista la notevolissima mole di informazioni presenti in rete) e poi tentare di dare una risposta alle seguenti domande:
1. Perché la città dorme (in generale)?
2. Che fine hanno fatto le coscienze dei gelesi?
3. Perché le comunità di Priolo, Augusta e Melilli hanno cominciato, fortemente coese tra loro, a protestare per far valere i propri diritti e salvaguardare la propria salute (a suggello si veda il sito: http://priolo.altervista.org/) mentre da noi tutto tace?
4. Le nuove generazioni si rendono davvero conto di quel che è accaduto negli ultimi cinque decenni ma, soprattutto, hanno la consapevolezza di quel che sta accadendo OGGI?
5. L'intellighenzia della città occupa i ruoli che le competono oppure è in esilio o, peggio, si è tutta invischiata nei comitati d'affari di stampo mafioso e/o politico?
Infine riporto un documento storico voluto dallo stesso Enrico Mattei e commentato da Leonardo Sciascia. Si tratta di un filmato sull'insediamento della grande industria nel nostro martoriato ex-paradiso (dove, dice la voce narrante, al posto della fabbrica sarebbe dovuto sorgere il primo club Mediterranee del mondo), sulla promessa di modernità e benessere.
Cos'è rimasto di quell'illusione? Il cancro, i bimbi malformati, la disoccupazione, gli omicidi di mafia... E poi soltanto la sensazione di essere stati a lungo sfruttati, spremuti come limoni, derubati del futuro.